La storia del gambling in Italia

Il gioco d’azzardo esiste da quando esiste l’uomo ed è difficile collocare la sua invenzione in una specifica area geografica del pianeta. I primi rudimentali dadi mai ritrovati sono datati intorno al 3.000 a.C. in Cina, ma forme primordiali esistevano certamente già da qualche millennio. Teorie non ancora confermate ma molto plausibili dicono che i Sumeri, gli Assiri e i Babilonesi avevano inventato un gioco molto simile ai dadi nella Mesopotamia di circa 7.000 anni fa.

In Italia, grazie alla storiografia dettagliata di quegli anni, si hanno testimonianze certe di quanto il gioco d’azzardo fosse diffuso in epoca romana. Basti pensare che, per ragioni d’ordine pubblico, per un periodo venne proibito il gioco nelle taverne. Evidentemente gli esiti incerti e la rabbia dei perdenti risultavano spesso in discussioni che finivano col suono dei gladi sfoderati, con tavoli ribaltati e sacchetti di sesterzi sparsi in terra.

Le scommesse negli eventi pubblici erano invece ammesse, e le gare di bighe e quadrighe al Circo Massimo erano un evento atteso da molti: si puntava sul fantino e si assisteva a una gara simile alle corse dei cavalli dei giorni nostri. Stessa cosa accadeva nel Colosseo durante i combattimenti tra gladiatori, i quali potevano diventare veri e propri personaggi famosi grazie alle somme vinte da chi scommetteva sul vincitore.

Questo sviluppo e diffusione del gioco avvenuta con i Romani comportò l’affermarsi di una certa tradizione ludica che fu tramandata nel tempo fino ai giorni nostri. Nel nostro paese sono infatti stati inventati giochi come il lotto, la lotteria e la roulette, quest’ultima ebbe molto successo in Francia intorno al XVIII secolo e ha questo è dovuto il suo nome attuale, ma originariamente si chiamava girella. In Italia poi conobbero particolare fortuna i giochi di carte, la morra e lo spaccaquindici. Per tutto il periodo medievale il giuoco delle carte venne proibito a intermittenza nelle varie città e stati d’Italia, ad esempio è documentata un’ordinanza che mise fuorilegge le carte naibbe a Firenze nel 1376.

Il gioco continuerà ad essere una presenza costante ma frastagliata per tutta la storia d’Italia fino all’unità. Le case da gioco avranno vita dura un po’ per tutto il corso del tempo, viste spesso di cattivo occhio dall’ordine costituito e dalla chiesa. Il primo luogo di ritrovo per sfidare la sorte su suolo italico è certamente il Casinò di Venezia, datato 1638 e a detta di qualcuno casa da gioco più antica del mondo, cosa probabilmente non vera. Il primo casinò costruito dopo l’unificazione è invece certo ed è quello di Sanremo del 1905.

Con l’avvento del fascismo il gioco d’azzardo sembra destinato a subire una persecuzione letale per la sua esistenza, e invece dopo pochi anni Mussolini, che aveva imposto la legittimità della sola lotteria nazionale, si rende conto che gli italiani sono troppo avvezzi alle scommesse per rinunciarvi; molti erano disposti a lunghe trasferte verso il Principato di Monaco pur di giocare, risultando in un flusso di capitali verso l’estero che non piace affatto al Duce. Per questo motivo, durante il Ventennio c’è una nuova rinascita delle case da gioco nel Bel Paese: tra tutte vale la pena citare il Casinò di Campione del 1933 e il Casinò del Lido di Venezia nel famoso Ca’ Vendramin.

Al giorno d’oggi il gioco d’azzardo è esploso nei bar con i tanto giustamente criticati videopoker, macchine da soldi concepite per colmare i vuoti esistenziali delle classi meno abbienti e lucrare sulla disperazione. Inoltre, nonostante le case da gioco in Italia siano solo quattro (di cui una in un exclave in Svizzera) lo Stato favorisce il gioco online per accaparrarsi una quota di questa gallina dalle uova d’oro.